Il sogno semplice di un amore, Martina Tozzi

L'ambiente preraffaellita rappresenta un microcosmo artistico e sociale rivoluzionario, che mi attrae ma che facevo fatica a sentire “vivo”, a immaginare, finché non ho letto il tuo romanzo. Come hai ricreato quella specifica atmosfera creativa della Londra del 1850?
Grazie, Noemi. La Londra ottocentesca è da sempre la terra delle mie fantasie, ho letto così tanto sull’argomento che mi pare quasi di aver vissuto davvero in quegli anni. L’epoca vittoriana è un tempo contraddittorio: da una parte, la società era rigida e inalterabile, ma dall’altra era un periodo ricco di scoperte, creatività e desiderio di cambiamento. Ho sempre ammirato tantissimo la pittura preraffaellita, e ho cercato di indossare la pelle degli artisti, comprendere i loro ideali, di raccontare la storia di una confraternita che nasceva da un sogno: rendere l’arte libera da ogni catena. 

Dante Gabriel Rossetti è una figura centrale, complessa e “ingombrante”. Quali sfumature del suo carattere hai scelto di mettere in luce per rendere comprensibile il suo rapporto tormentato con Elizabeth?
È stato difficile riuscire a scegliere cosa raccontare di Gabriel, e come. Con Lizzie (e l’arte), Gabriel è il protagonista del romanzo, eppure buona parte della storia è raccontata dal punto di vista di Elizabeth e quindi è attraverso i suoi occhi che Gabriel, piano piano, ci viene rivelato. Ho trovato necessario aggiungere dei capitoli che mostrassero anche il suo punto di vista, non solo perché questo mi ha permesso di raccontare la storia oltre il limite della vita della sua protagonista, fino alla definitiva nascita di una leggenda, ma anche perché mi sembrava interessante mostrare le cose sotto una doppia luce. Spesso si perdona molto agli artisti che, per propria natura, si dice, sono eccentrici, incapaci di stringere legami. Ma certi atteggiamenti possono avere conseguenze dolorose sugli altri. Ho cercato di sospendere il giudizio e di mostrare un Gabriel a tutto tondo, seppur in relazione a Lizzie: pregi e difetti, ambizioni e timori, sogni e incubi.

Le fonti storiche su Elizabeth Siddal, come su tante altre donne nella storia sono limitate. Come hai colmato i vuoti documentali mantenendo la fedeltà al suo spirito autentico?
Cercare di essere fedele a Lizzie è stata sempre la mia principale preoccupazione durante lo studio e la stesura del romanzo. Volevo, per quanto possibile, rendere giustizia alla donna e all’artista che davvero è vissuta, scomparire quasi completamente dalle pagine per far udire la sua voce, non la mia. Purtroppo certe zone della sua esistenza restano oscure, perché di Lizzie sono rimaste solo poche lettere, per il resto disponiamo di descrizioni di altri, di chi forse non l’ha mai davvero capita, come il fratello di Gabriel, William. Ho letto molte biografie, saggi e interpretazioni successive, ho guardato le sue opere e letto e riletto le sue poesie, e ho provato a comprendere il suo spirito. Lizzie pone molte domande, e non dà risposte: ho fatto del mio meglio per interpretare le sue scelte, e spero di aver inteso almeno in parte il suo cuore. Ho provato a rendere meglio che ho potuto una donna reale, con ambizioni, paure e le normali contraddizioni di un essere umano. Sono una romantica, e mi piace pensare che Lizzie, in qualche modo, abbia ricevuto l’abbraccio delle mie parole, e che ne abbia colto l’affetto, che il mio omaggio, insomma, le sia stato gradito.

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